  Vicende
della costruzione e consacrazione
della chiesa parrocchiale
Agli inizi
del '900 la parrocchia di Villa Raverio, affidata
dal 1886 al parroco don Virginio Sala, contava una
popolazione che aveva raggiunto i 1100 abitanti
mentre la chiesa, edificata all'epoca di san
Carlo Borromeo, intorno al 1560, ristrutturata ed
ampliata nella seconda metà del Seicento, era ancora
dimensionata per un paese di 500/600 persone,
risultando quindi sempre più angusta al crescere dei
residenti.
Emergeva la
ovvia constatazione di come fosse inderogabile la
necessità di poter soddisfare alle sopravvenute
esigenze della comunità con un adeguato ampliamento
della struttura religiosa o, meglio ancora, erigendo
un edificio nuovo, in piena sintonia con l'auspicio
ripetutamente espresso al riguardo dall'arcivescovo
di Milano cardinal Andrea Carlo Ferrari e dallo
stesso ribadito convintamente anche durante la sua
più recente visita pastorale del 16 e 17 ottobre
1901.
Consapevole del problema e ben intenzionato ad
affrontare l'impegnativo compito, l'allora parroco
don Virginio Sala se ne fece subito carico e
trascorsi solo pochi giorni, nel mese di novembre
1901, già invitava un ingegnere della Curia
arcivescovile ad un sopraluogo, per vagliare con la
Fabbriceria le possibili soluzioni. I progetti di
costruzione della nuova chiesa parrocchiale
corrispondevano in pratica a quattro ipotesi
ritenute meritevoli di essere prese in
considerazione:
I la costruzione, ai margini dell'abitato o subito
fuori, di un edificio da erigere ex -novo;
II l'ingrandimento della chiesa già esistente;
III la demolizione della chiesa attuale,
ricostruendone una nuova sullo stesso posto della
precedente;
IV la costruzione di una chiesa ex novo addossata
alla vecchia parrocchiale, della quale si sarebbe
conservata una parte da utilizzare come oratorio e
il campanile a risparmio di spesa.
Abbandonata l'idea di conservare l'edificio
preesistente, scartati il 2° e il 3° progetto che
avrebbero potuto implicare fastidiose noie
burocratiche e richiedere lunghe pratiche con le
autorità civili per ottenere le autorizzazioni
necessarie per intervenire sulla
struttura già esistente, dei due progetti ex novo
con il quarto si sarebbe venuti ad
avere due chiese unite (una in funzione di
oratorio), con un risultato di effetto poco gradevole
e per di più chiuse all'interno del centro abitato.
L'ipotesi migliore e del tutto preferibile appariva
quindi essere quella del primo progetto,
raccomandato dal parroco: fabbricare una nuova
chiesa in località Menzonigo, su terreno di
proprietà della prebenda parrocchiale, a 100 passi
di distanza dal limitare del paese.
Questo progetto oltre ad offrire una posizione
eminente ed isolata per la nuova erigenda
chiesa, poteva dare in seguito l'opportunità di
fabbricare, sul medesimo fondo, accanto alla chiesa,
anche la casa parrocchiale, vendendo l'attuale,
molto dispendiosa.
La proposta di don Virginio Sala venne però
"contrastata in paese dai proprietari e
dalla maggioranza dei
parrocchiani i quali protestano di non voler
assolutamente prestare
la loro opera gratuita facendo la chiesa in quel
luogo" e "non incontrò alla maggioranza della
popolazione, sobillata dai comproprietari del paese
che cercano ogni pretesto di stornare dal loro capo
questa vera tegola e dai fabbricieri, uno tra i
quali è anche capomastro".
Vista l'agitazione degli animi che avrebbero potuto
calmarsi solo col tempo, il parroco
ritenne di dover sospendere per il momento ogni
ulteriore pratica e siccome il pomo della discordia
era la località del Menzonigo che qualche signorotto
assolutamente
non voleva, fu ritirato l'impegno di concedere il
detto terreno incaricando i fabbricieri di
trovare altra località adatta.
Ma "i fabbricieri tutti d'accordo si presentarono
nuovamente con lo stesso progetto di radiare la
chiesa attuale e rifabbricarne una nuova sopra lo
stesso terreno".
Dovendo procedere alla realizzazione, la Fabbriceria
provvide a darne l'annuncio
alla popolazione con una circolare a
stampa ed alla convocazione di una assemblea
chiamata a pronunciarsi in merito.
La nuova chiesa avrebbe dovuto essere "capace di un
migliaio e più di persone, con
disegno che prometta anche ai posteri un
ampliamento; di fianco alla casa parrocchiale;
in prossimità alla vecchia chiesa per servirsi, a
risparmio di notevole spesa, del campanile
attuale e di parte della rispettiva chiesina, che
potrà servire di oratorio per i fanciulli
e di ripostiglio per gli arredi di chiesa e delle
confraternite".
Avendo pensato, sempre a risparmio di spesa, di
usufruire per la nuova chiesa dell'altare
maggiore col relativo tempietto di stile classico
che si trovavano nella chiesa
attuale, "la
nuova da erigersi dovrà essere in stile classico
semplice, senza decorazioni e fronzoli
superflui e costosi, a tre navate per risparmio di
spesa e per maggior sicurezza, con qualche variante
del consueto ordine architettonico".
L'architetto Oreste Benedetti fu incaricato dalla
Fabbriceria di preparare un disegno col
corrispondente preventivo.
La decisione della Fabbriceria di erigere la chiesa
su terreno offerto dal parroco nel giardino della
casa parrocchiale, secondo il progetto
dell'architetto Oreste Benedetti, fu approvata a
pieni voti nella "adunanza dei Sottoscrittori per la
costruzione della Chiesa
nuova da fabbricarsi in Villa Raverio"
tenutasi in casa parrocchiale il giorno 15 febbraio
1903.
L'adunanza - alla quale parteciparono una
cinquantina di sottoscrittori -approvò anche il
piano finanziario predisposto dal parroco e il
"Regolamento pei lavori gratuiti festivi e per
quelli feriali pagati", decidendo di mettersi subito
all'opera per la costruzione della chiesa.
Il "Piano finanziario per raccogliere i mezzi per la
fabbrica della nuova chiesa da erigersi in Villa
Raverio, preventivata in £. 44616" si basava sopra
una tassa da imporsi a ciascuna famiglia, divisa in
quattro classi e cioè "la I dei Proprietari di
terreni o case; la II degli Esercenti; la III dei
Giornalieri; la IV dei Contadini".
"Le prestazioni gratuite pei lavori di sterro, di
cavo di sabbia, di materiali e di ceppo che
occorreranno per la Fabbrica della Chiesa nuova sono
obbligatorie soltanto nei giorni festivi e per
quelli che sono sottoscritti nella Classe dei
Contadini. Sono però esclusi da questo obbligo i
vecchi oltre i 60 anni, gli ammalati, i fanciulli al
di sotto dei 15 anni ed il sesso femminile. Esse
saranno fatte per turno e per tre ore consecutive
dalle 9 alle 12 della mattina e dalle ore 13 alle 16
pomeridiane. Quelli che posseggono carro e cavallo
saranno obbligati al loro turno al trasporto dei
materiali".
Il 10 maggio 1903 si procedette alla posa della
Prima Pietra della nuova chiesa: benedetta dal
Vicario Foraneo di Besana Brianza, professor don
Pietro Ponti, fu collocata nel mezzo della base del
pilastrone che sostiene il pulpito.
Purtroppo, trascorsi pochi mesi, il 19 ottobre del
1903, il sacerdote Virginio Sala morì, a soli 59
anni di età, dopo aver retto la parrocchia per
diciassette anni.
La costruzione della nuova chiesa dovette essere
sospesa e non venne ripresa che quasi due anni dopo,
nel luglio 1905, dal nuovo parroco don Francesco
Manzoni, che aveva fatto il suo solenne ingresso a
Villa Raverio il 10 aprile 1904 e dovette subito
occuparsi (e preoccuparsi) di arrivare alla
conclusione dell'impegnativa opera.
Il cammino per portare a termine la costruzione si
rivelò essere molto travagliato nel suo svolgimento,
segnato da un susseguirsi di avverse vicende,
diversi spiacevoli imprevisti e non pochi
contrattempi, come non mancherà di ricordare
accoratamente, ancora molti anni dopo, l'architetto
Benedetti:
"Il lavoro della chiesa di Villa fu per me
gravosissimo e molto dispendioso. La morte
dell'assuntore avanti di compiere la fabbrica, la
conseguente assunzione di un altro capomastro inetto
all'opera, che si dovette poi sospendere pel
fallimento e fuga, sono fatti che incepparono il
regolare controllo dei lavori..."
E tuttavia l'iniziativa procedette fino al traguardo
in tempi rapidi.
Da una "Relazione di Collaudo e Consuntivo delle
opere eseguite a tutt'oggi", stilata dall'autore del
progetto prof. Oreste Benedetti e dal direttore
tecnico e collaudatore dei lavori ingegner Natale
Acerbi in data 8 marzo 1906 risultavano "totalmente
compiute la parte muratoria col tetto, colla volta,
cogli intonachi, colle colonne in rustico, colle
basi di granito, coi soffitti a potrelle"; e il 30
settembre 1906 potè avvenire la consacrazione della
nuova chiesa parrocchiale da parte di Sua Eminenza
il cardinal Andrea Carlo Ferrari, Arcivescovo di
Milano, che lasciò scritto:
"Ci congratuliamo col Signor Curato d'aver condotto
a sì buon punto i lavori della Chiesa, sicché
abbiamo potuto consacrarla nel dì della II Visita
Pastorale...".
Da allora sono trascorsi 100 anni e a noi oggi
spetta il dovere ed il piacere di ricordare
e
festeggiare un così importante e significativo
anniversario.
Il decreto su pergamena attestante
l'avvenuta consacrazione della chiesa conservato
nell'archivio parrocchiale è il seguente.
Andreas Carolus
Tituli S. Anastasiae S. R.
E. Presbyter Cardinalis Ferrari
Dei et Apostolicae Sedis
Gratia
Sanctae
Mediolanensis Metropolitanae Ecclesiae Archiepiscopus
Universis et
singulis has Nostras Literas inspecturis fidem facimus,
et testamur, quod Nos hac die XXX mensis Septembris anni
millesimi nongentesimi sexti, Pontificatus autem SS. D.
N. Pii Pape X anno IV° indictione romana IV, servatis
omnibus orationibus, antiphonis, psalmis, aspersionibus,
unctionibus ac coerimoniis in Pontificali praescriptis,
ad honorem Dei onnipotentis, et gloriosae Virginis
Mariae, atque omnium Sanctorum, ad nomen et memoriam S.
Eusebii Pont, et SS. Martyr. Machabeorum rite
consacravimus et dedicavimus Ecclesiam S. Eusebii Pont,
et Confes. et SS. Martyrum Machabeorum loci Ville
Raverii plebis Besanae Diocesis Mediolan. et ejusdem
altare majus, in quo Reliquias Sanctorum Martyrum
Felicis et Fortunati reverenter inclusimus.
Et singulis
Christifidelibus hodie unum annum, et in die
consecrationis hujusmodi anniversario, qui semper erit
dominica ultima mensis Septembris, ipsam Ecclesiam
visitantibus centum dies de vera Indulgentia in forma
Ecclesiae consueta concessimus.
Datum Villae
Raverii die, mense, anno quibus supra.
+ Andreas C.
(traduzione: "Andrea Carlo Ferrari, cardinale del titolo
di S. Anastasia, prete di Santa
Romana Chiesa, per
grazia di Dio e della Sede Apostolica Arcivescovo della
Santa Chiesa Metropolitana Milanese. Con questo
nostro documento rendiamo noto ed attestiamo a tutti
coloro che lo esamineranno che Noi in questo giorno 30
del mese di settembre dell'anno 1906, quarto del Pontificato di Sua Santità
Papa Pio X, adempiute
tutte le preghiere, antifone, salmi, aspersioni, unzioni
e cerimonie prescritte dal
Pontificale ad onore di Dio onnipotente, della gloriosa
Vergine Maria e di tutti i Santi, nel nome e ricordo di
S. Eusebio vescovo e dei Santi Martiri Maccabei abbiamo
consacrato
ritualmente e dedicato la chiesa di S. Eusebio vescovo e
confessore e dei Santi Martiri Maccabei del luogo di Villa Raverio, pieve di Besana,
Diocesi di Milano, ed il suo altare maggiore, nel
quale abbiamo con riverenza inserito le reliquie dei
Santi martiri Felice e Fortunato. E abbiamo concesso ai
singoli fedeli che per un anno da oggi e
nell'anniversario della consacrazione, che sarà sempre
l'ultima domenica di
settembre, visiteranno questa chiesa, una vera
indulgenza di cento giorni nella forma consueta.
+ Andrea C.")
- da:
C. e A. Vergani, "Villa Raverio: Chiesa, clero, popolo.
Memorie dall'archivio
parrocchiale 1564-1964" - Parrocchia S. Eusebio e SS. Maccabei, Villa
Raverio, 2002.
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