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Associazione Nazionale fra Pensionati ed Esodati della Banca Commerciale Italiana - ANPECOMIT
COMUNICATO N. 15 DEL 22.8.2012
pubblicato il 03/09/2012

Comunicato n. 15 del 22/08/2012        
 
Care amiche e cari amici,
dopo la pausa estiva riprendiamo il filo delle nostre attività inviando alla Vostra cortese  attenzione e riflessione, attraverso il presente comunicato,  la lettera del Prof. Pileggi, preannunciata nel nostro comunicato precedente,  incentrata sulle incomprensibili e fuorvianti  manifestazioni di gioia e soddisfazione e di  non chiarite, ma anzi volutamente fumose ed ambigue,   “ottime” aspettative  manifestate in lungo e in largo dai Signori Liquidatori del Fondo, dai  loro legali, dai  nostri ex legali e da alcuni  nostri ex colleghi,  circa la ottenuta trattazione prioritaria in Cassazione,  richiesta dal Fondo. L’udienza “miracolosa” è stata fissata al 17.10.2012.
 
Vogliate rilevare che la richiesta della trattativa prioritaria in allegato, sulla quale i nostri ex tre legali hanno lasciato strumentalmente  che altri attribuissero a loro il merito di “tanto successo”  è stata presentata, lo apprendiamo solo ora,  a firma  Avv. Ichino per conto del Fondo  sin dal 21-3-2012: pensate appena 16 giorni dopo l’ultimo incontro del 5/3 a Milano presso Civitelli  (Masia, Civitelli, Fasano, Iacoviello, Pileggi) nel corso del quale l’Associazione e il Prof. Pileggi abbiamo detto ripetutamente e motivatamente  NO all’adesione alla richiesta del Fondo, come già ampiamente riferitoVi in precedenza. E sinora su questo specifico punto  veniva raccontata  tutt’altra storia!
 
Con l’occasione Vi segnaliamo con il link che segue un’ interessante intervista rilasciata dal Prof. Pileggi sul tema ESODI e non solo:
 
http://www.ilsussidiario.net/News/Lavoro/2012/8/15/PENSIONI-Esodati-a-chi-e-servito-il-loro-sacrificio-/3/311683/
 
e Vi inviamo un affettuoso saluto.
 
Antonio Maria Masia
Presidente Anpecomit
Valledoria 22-8-2012
 
 
 
 
Prof. Avv. ANTONIO PILEGGI
Ordinario di Diritto del Lavoro
Università di Roma Tor Vergata
00138 Roma – via Chiana, 48
Tel. +39 06 80690491 – Fax +39 0680690583
a.pileggi@studiopileggi.it
segreteria@studiopileggi.it
 
 
 
 
E’ stato pubblicato sul sito “Amici Comit - Piazza Scala” un comunicato (n. 3 del 17 luglio 2012), dal titolo tanto trionfalistico, quanto fuorviante (“ecco una buona notizia per i colleghi che attendono pagamenti dal Fondocomit”) con allegata una “scheda” il cui titolo non potrebbe essere più mistificatorio (“Fondo Pensioni COMIT facciamo un po’ di chiarezza”).
Sia il comunicato, sia la scheda, contengono affermazioni menzognere, ambigue, lacunose, oltre che gratuitamente offensive nei confronti del “quarto legale” (lo scrivente), accusato di non avere sottoscritto l’istanza per la trattazione anticipata in Cassazione, che - a quanto si legge sia nel comunicato che nella scheda - sarebbe stata invece presentata e sottoscritta dagli altri tre legali: una vera e propria bugia, come ora diremo. 

L’avere la Suprema Corte anticipato l’udienza di trattazione al 17 ottobre 2012 viene ascritta a merito degli altri tre legali (come se si trattasse di una grande vittoria!) nei seguenti termini: “Soltanto la determinazione e la correttezza professionale degli Avv. Civitelli, Fasano e Iacoviello (chissà perché non quattro?) ha potuto "sorvolare" a tali iniziative dilatorie” (così, con incerta sintassi, nel comunicato).  

Nel comunicato si omette, però, di riferire un piccolo particolare, e cioè che quasi  nessuno degli  808 “nostri assistiti” ha revocato il mandato al quarto legale, mentre ben 654 dei suddetti (non più loro) assistiti hanno revocato il mandato agli altri tre legali (un record nella storia della professione forense). Ci sarà una ragione!
***
Ciò premesso, smontiamo una per una le affermazioni contenute nella scheda allegata al comunicato di Piazza Scala, per fare davvero chiarezza.
1 - A partire dalla più grave e menzognera delle affermazioni. Si legge nel quarto capoverso della scheda quanto segue:
“ACCELERAZIONE DELL'UDIENZA DI CASSAZIONE – richiesta sottoscritta e depositata sia dagli avvocati del Fondo, sia da tre dei legali dei ricorrenti. Forse qualcuno ritiene più conveniente attendere qualche anno, anziché qualche mese, perché la Suprema Corte si pronunci. Appare, quindi, del tutto incomprensibile la mancanza della quarta firma”. 
Orbene, sull’istanza di anticipazione, che qui alleghiamo, non manca solo la quarta firma dello scrivente, mancano anche le firme degli altri tre legali. L’istanza di anticipazione è stata infatti sottoscritta, sin dal  21/3,  dal solo Prof. Avv. Pietro Ichino ed esclusivamente in rappresentanza del Fondo. Perché allora i meriti attribuiti ai tre circa la “riuscita” della trattazione anticipata?
 2 - Nel comunicato si omette di riferire che  è la parte soccombente (nel caso, il Fondo), non certo la parte vittoriosa (nel caso, i “nostri assistiti”) ad avere interesse a ribaltare il prima possibile la sentenza impugnata, e in particolare la statuizione con cui è stata dichiarata la nullità dell’originario piano di riparto, in modo che ne venga invece riconosciuta la validità.  E questa sentenza, che è quella che il Fondo in effetti auspica, potrebbe essere  per noi la fine.
3-L’istanza di anticipazione presentata dal (solo) Fondo, appare poi gravemente scorretta in quanto in essa si asserisce che “il Fondo si fa carico di inoltrare a codesta Suprema Corte le molteplici sollecitazioni pervenute da numerosi Pensionati e associazioni, tutti desiderosi (come i Liquidatori del resto) di contenere il più possibile i tempi delle decisioni”. Quali associazioni di pensionati ed esodati (questi ultimi significativamente nemmeno menzionati) hanno autorizzato l’Avv. Ichino a spenderne il nome, se non, forse,  Piazza Scala, associazione di modesta rappresentatività? Nessun cenno, poi, alla posizione fermamente contraria alla trattazione anticipata espressa dalle due più rappresentative associazioni di  pensionati ed esodati Anpecomit ed Unp. Arrogante sprezzo per la loro posizione.
Ma non basta.
4 - Nell’istanza di anticipazione l’Avv. Ichino non perde l’occasione di portare acqua al mulino del Fondo, facendo notare alla Suprema Corte che  “le questioni di merito - circa i criteri di attribuzione alle numerose categorie in situazioni varie - sono rimaste per ora non decise in quanto sinora le decisioni giudiziarie si sono focalizzate in preliminari questioni di procedura e hanno ritenuto la necessità di un nuovo e più complesso iter prima di poter passare ad un piano di riparto”.
Il messaggio implicito, ma chiaro, alla Suprema Corte - se letto in connessione con la frase di apertura, sul numero di 1700 pensionati deceduti dall’apertura della procedura di liquidazione - è il seguente: meglio “accontentarsi” dell’originario piano di riparto, ribaltando la decisione dei giudici di merito che “hanno ritenuto la necessità di un nuovo e più complesso iter prima di poter passare ad un piano di riparto”, nuovo e più complesso iter che ci farebbe perdere chissà quanto tempo. Sono gli stessi pensionati che ce lo chiedono!  Tanto dopo la Suprema Corte non c’è nessuno che possa giudicare. 
 La suddetta lettura è suffragata anche dalla seguente osservazione. 
Nell’istanza di trattazione anticipata presentata dal Fondo non si fa cenno alcuno all’accordo tra Anpecomit e Unp. Come se non esistesse alcun accordo. Se intenzione del Fondo era davvero quella di dare attuazione all’accordo, quale migliore occasione per ricordare alla Corte di Cassazione che sarebbe a portata di mano una soluzione immediata e condivisa dalla stragrande maggioranza degli interessati?
Ed invece non solo non si approfitta dell’occasione per ricordare alla Corte che c’è un accordo che, oltretutto, come sosterrò con la massima energia possibile anche davanti alla Suprema Corte, supera ed azzera l’originario piano di riparto (che dunque deve essere abbandonato al suo destino), facendo cessare la materia del contendere sulla validità dello stesso. Ma addirittura nell’istanza di anticipazione il Fondo non perde occasione per evidenziare le “talora contrapposte pretese” delle “migliaia di soggetti interessati dalla vicenda qualificatoria”. Di che migliaia parliamo? Si tratta del dissenso di una esigua minoranza, come ha dimostrato il “referendum”. 
Il Fondo sottolinea in modo quanto mai inopportuno gli elementi di divisione, anziché quelli di condivisione. 
Ora se si collega questo dato (l’evidenziazione delle “contrapposte pretese delle migliaia di soggetti interessati”) con l’assurda tesi sostenuta dal Fondo nel controricorso proposto contro lo sciagurato ricorso incidentale voluto dai tre legali revocati, e cioè che la Suprema Corte dovrebbe dichiarare vincolante l’accordo soltanto se ne dichiari l’efficacia nei confronti di tutti gli “interessati dalla vicenda qualificatoria”, e, dunque, anche nei confronti di coloro che non lo hanno sottoscritto perché ad esso estranei (ad esempio, le organizzazioni sindacali, per conto degli attivi)  o che hanno espresso dissenso sui criteri di ripartizione, ci si rende immediatamente conto che il Fondo, da un lato, finge di chiedere alla Corte di scrivere in una sentenza che l’asino vola, e dall’altra parte gli suggerisce in un orecchio di non credere alla favola dell’asino che vola. 
Ecco spiegata l’istanza di anticipazione della quale - pur senza averla sottoscritta (ma lasciando intendere il contrario) - si vantano i tre legali!
  Noto, poi, un’assoluta e singolare coincidenza tra gli argomenti spesi dall’Avv. Brugnatelli, nel corso di alcune telefonate intercorse, e quelli che si rinvengono nel comunicato in esame. Anche secondo il comunicato l’accordo non potrebbe essere attuato (e sarebbe dunque carta straccia) se non approvato anche dalle organizzazioni sindacali. Che sono lo ricordo del tutto estranee allo stesso ed i cui iscritti non sono minimamente toccati da una ripartizione interna a pensionati ed esodati (ed il Fondo si accorge solo adesso di non avere coinvolto le organizzazioni sindacali, dopo avere chiesto ai propri iscritti di approvarlo, anche con il criterio del silenzio assenso,  ed avere ottenuto una larghissima, quasi totalitaria, adesione ai contenuto dello stesso?). Anche secondo il comunicato l’accordo non potrebbe quindi essere attuato finché pende il giudizio in Cassazione.rn rnLouboutin Schuhe have previously spoken about the moment that he invented the red sole - grabbing a nail polish that his assistant was using in order to make the louboutin schuhe he was working on "pop" - and was happy to reminisce about those early days at the recent Festival.rn rnE perché mai?  Il giudizio in Cassazione verte sulla validità dell’originario piano di riparto superato completamente dall’accordo. Se davvero si vuole attuare l’accordo basta farlo, lasciando perdere un giudizio attraverso il quale si vorrebbe invece ridare vita ad un progetto di  liquidazione dichiarato, in 1° e 2° grado,  nullo!.
“RICORSO INCIDENTALE – tanto discusso e posto in dubbio. Peccato che nel mandato (cfr. documento allegato) conferito agli avvocati da tutti i ricorrenti - prima della redazione dei ricorsi - tale evenienza fosse già chiaramente prevista.
Perché qualcuno ha  poi cambiato idea?”
Nessuno ha cambiato idea. Piuttosto qualcuno s’è messa in testa una strana idea, potenzialmente devastante per le sorti dell’accordo, e singolarmente coincidente con quella del Fondo e dei suoi avvocati. 
Il modello di procura speciale è standard, ed è conferito per resistere al controricorso, anche se, come sempre accade (basta consultare un qualsiasi formulario), secondo una formula di stile, si aggiunge sempre che i legali hanno, in astratto, le più ampie facoltà: facoltà che, esemplificando, vengono sempre indicate (“nonché di proporre ricorso incidentale, di presentare memorie, di discutere oralmente la causa, di conciliare e transigere, di farsi sostituire, di rinunziare agli atti del giudizio e di accettare tale rinunzia”).
E poi l’estensore della scheda non dice che il mandato a proporre ricorso incidentale serviva per chiedere la condanna del Fondo (soccombente nei giudizi di merito) alle spese da liquidare ai legali (spese che invece la Corte d’Appello di Milano non ha riconosciuto). 
Ribadisco, invece, che nessuno dei tre colleghi ha mai riferito al sottoscritto o all’Anpec di voler proporre ricorso incidentale contro una (inesistente) statuizione (in realtà un obiter dictum) sulla non vincolatività dell’accordo. Il sottoscritto, così come l’Anpec, è stato posto di fronte al fatto compiuto all’ultimo istante, e s’era offerto di riscrivere il controricorso, peraltro striminzito, eliminando l’inammissibile ricorso incidentale per far valere la vincolatività dell’accordo, e rafforzando i contenuti del controricorso ma è stato diffidato dal farlo dagli altri tre legali con la promessa, non mantenuta, che avremmo rinunciato successivamente al ricorso incidentale.  
Si dice: nessuna conseguenza. I tre legali saranno pagati lo stesso, nei termini già concordati, e discuteranno comunque in Cassazione chiedendo alla Corte di pronunciarsi sul ricorso incidentale contro il volere espresso da 654 loro ex assistiti per i quali non si dimostra alcun rispetto (e che, consapevoli di doverli comunque pagare, hanno ugualmente revocato loro il mandato!).  Con il rischio che la Corte, non limitandosi a ritenere inammissibili i ricorsi incidentali (come da noi auspicato), si pronunci sul merito dell’accordo e non lo ritenga vincolante per le parti ed efficace erga omnes.
A quel punto il Fondo, preso atto che la Suprema Corte non ha esteso erga omnes l’efficacia dell’accordo, lo considererebbe morto e sepolto! 
Noi invece, faremo presente che 654 controricorrenti non hanno voluto sottoporre alla Suprema Corte, sulla base di ricorsi incidentali inammissibili,  ai quali hanno rinunciato, una sorta di  “parere” sulla vincolatività di un accordo raggiunto successivamente al deposito di un piano di riparto che non solo è invalido, ma che è completamente superato da quell’accordo Unp/Anpecomit del 12.7.2010, suggerito e sollecitato alle parti dal Fondo e poi sottoposto a “referendum” su iniziativa del Fondo, che, con ciò, lo ha fatto proprio e ne è vincolato.
     Agiremo pertanto per la doverosa attuazione extragiudiziaria dell’accordo, nei confronti dei liquidatori del Fondo e di tutte le Istituzioni: Presidente del Tribunale, Banca e Covip. 
Questo bisogna fare e questo faremo.
 
                                                                                   Antonio Pileggi




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