È morto Desiata, il manager intellettuale
Appassionato di matematica, alla guida alle Generali disse due volte no a Cuccia


MILANO — Dirigente a 34 anni, amministratore delegato a 44. Un percorso di carriera decisamente insolito in una società, come le Assicurazioni Generali, che ha sempre avuto ai suoi vertici uomini «maturi», da Cesare Merzagora a Enrico Randone, fino all'attuale presidente, l'ottantunenne Antoine Bernheim. Quella di Alfonso Desiata, si è spento ieri sera all'età di 73 anni nella sua casa di Trieste per un male incurabile, è stata un'eccezione. Desiata, presidente della compagnia triestina dal 1999 al 2001, era un uomo colto, un tecnico delle assicurazioni, un manager determinato ma soprattutto pragmatico. Pochi sanno, per esempio, che dietro la legge sulla patente a punti c'è la sua mano. Da presidente dell'Ama, la Confindustria delle assicurazioni, carica che ha lasciato nel 2002, ha caldeggiato l'adozione della normativa che ha consentito alle compagnie di assicurazione di riportare al pareggio il ramo auto.
Nato a Bojano (Campobasso) in una famiglia di piccoli imprenditori impegnati nel commercio del legname, Alfonso Desiata si è formato alla Normale
di Pisa. Entrato alle Generali da neo-laureato, ne è diventato presidente nell'aprile del '99 in sostituzione proprio di Antoine Bernheim, ritornato poi sulla poltrona di numero uno dopo la parentesi di Gianfranco Gutty. Anche l'alternanza ai vertici del colosso assicurativo è una chiave di lettura per comprendere il personaggio Desiata. Uno che per ben due volte ha osato dire no a Enrico Cuccia, cioè al suo principale azionista. La prima volta è nel '90, quando si rifiuta di aderire al disegno di Mediobanca di conquistare il Nuovo Banco Ambrosiano rilevando il pacchetto di azioni messo in vendita dalla Popolare di Milano. Grazie a quel rifiuto Giovanni Bazoli aprirà le porte dell'azionariato ai francesi del Crédit Agricole, iniziando a costruire quella che sarà Banca Intesa.
La rottura con Mediobanca si risolve con il suo allontanamento da Trieste. Desiata viene mandato a guidare l'Alleanza, la compagnia vita del gruppo, la principale controllata ma pur sempre una provincia dell'impero. Nessuna polemica. Lui ubbidisce. E qui la sua opera si rivela determinante nel rilancio della  compagnia, che in meno di dieci anni moltiplica utili e giro d'affari. Importante, in quegli anni, è il rapporto con Bazoli, di cui diventa amico personale. Ma nel '99 viene richiamato a Trieste. E lui, con spirito di servizio, accetta la nuova sfida. La seconda rottura si consuma alla vigilia dell'assemblea dei soci, nell'aprile 2001, quando Mediobanca, su proposta di Vincenzo Ma-ranghi, indica Gutty per la presidenza. Desiata lascia, ma questa volta non senza esprimere pubblicamente «profondo disaccordo». Nuova destinazione, l'Ania.
Appassionato di matematica, amico di intellettuali come Claudio Magris, Desiata amava la natura. Nei fine settimana coltivava l'orto nella sua casa di Attimis, in Friuli. Si dice che una volta si rifiutò di partecipare a una riunione domenicale perché doveva «dare il trattamento ai pomodori».
Giacomo Ferrari