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La pala di San Luca
tempera su tavola, 230 x 177 cm. Milano, Pinacoteca di Brera.



In origine il dipinto arredava l'altare della cappella di San Luca nella basilica di Santa Giustina a Padova. Era stato commissionato al Mantegna dall'abate del monastero Sigismondo de' Folperti da Pavia, diventato benedettino con il nome di Mauro, nel 1453. La pala ci č giunta priva della cornice che sappiamo intagliata da un maestro Guglielmo e rifinita, come quella della pala per San Zeno a Verona, da decorazioni pittoriche in oro e in azzurro d'Alemagna, che venivano pagate ad un maestro Guzon nel febbraio 1455. L'opera rappresenta nell'ordine superiore, da sinistra, i Santi Daniele da Padova, patrono della cittą, Girolamo, Massimo vescovo di Padova e Giuliano (ogni tavola misura 69 x 40 cm), disposti ai lati di un Cristo in pietą (51 x 30 cm) affiancato dalle figure dolenti della Vergine (70 x 19 cm) e di San Giovanni (70 x 19 cm).
Al di lą della cornice, il registro inferiore dell'opera mette in scena su un'unica piattaforma a piastrelle
dipinta simulando un materiale marmoreo con venature colorate, ai lati di San Luca (140 x 67 cm), da sinistra Santa Felicita di Padova, San Prosdocimo, patrono di Padova, San Benedetto, Santa Giustina (ogni tavola misura 118 x 42 cm), patrona di Padova. La scelta dei santi raffigurati sulle tavole della pala č strettamente collegata sia alla storia della costituzione dell'ordine benedettino sia a quella della basilica e, in particolare, alla leggenda del culto delle reliquie dei santi custodite nella chiesa fino dalle sue origini. Fatta eccezione per Benedetto, il fondatore dell'ordine, tutti gli altri santi appaiono infatti citati nella miscellanea di manoscritti intitolata Passio Beatae Iustinae virginis, vita sancti Prosdocimi, legende sanctorum monasterii Sanctae Iustine, una copia quattrocentesca di un originale del XII secolo andato perduto. Il volume faceva parte del fondo quattrocentesco della biblioteca del monastero e presenta fra gli altri, capitoli dedicati al sermone di san Girolamo sull'evangelista Luca e alla storia del rinvenimento delle reliquie dei santi Massimo, Giuliano, Felicita, Giustina e Luca. La rappresentazione, al centro della pala, di san Luca nella veste di studioso e di amanuense e la precisione del Mantegna nel descrivere gli strumenti del mestiere del santo, alludono ad evidenza alla pił importante attivitą praticata dai benedettini di Santa Giustina, sede di un laborioso scriptorium. D'altra parte, il Mantegna stesso doveva riconoscersi nella veste dell'umanista, se decideva di apporre la propria firma (OPVS / ANDREAE / MANTEGNA) sulla preziosa colonna in finto marmo variegato su cui poggia il leggio del santo, usando l'alfabeto maiuscolo degli antichi, riscoperto e portato alla moda sulla metą del Quattrocento da Leon Battista Alberti.


 

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