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Salvatore Arcidiacono
Quattro poesie - pagina 3
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A TYBURN, UN ALBERO
 
La forma che ti manca ,
la cerchi nel capestro
il mirto che ti incanta
è l'albero di Tybum.
Nuovi salmi, nuovi idoli
la Forma:
essere senza avere è non vita
chi ha non dà e vuole ancora
chi non ha brama e arraffa
si dibatte come anaconda ferito.
I nuovi maghi concepiscono
macchine uomo
nel buio illuminato delle menti
mentre vecchi esteti
succhiano liquori di Francia
in cristalli di Boemia.
Ma a un passo puoi vedere
la lunga pipa di hashish
fellatio
cunnilinctus
il miele dei cuscini di Lesbo
il fuoco senza fiamme di Sodoma
e il serpente del sesso
che si morde la coda strisciando
sulla pelle dei ragazzi dei fiori
che vanno con la scimmia sulla spalla
ora
che agli occhielli fioriscono mitra
come gardenie negli anni venti.
E tu credi di rimediare
in un solo giorno,
ripescando il capestro,
al lavoro di perito settore
che dovevi fare e non hai fatto
e distribuisci con falsa stadera
celle, ceppi, cappi.
Ma il lamento discende dalla storia:
« Uccisi fummo da giustizia
ma voi sapete che di buon senso
molti son privi ».
Un uomo appeso a un albero
scaglia il suo seme contro la terra
la visione ti incanta
e chiami giustizia l'iter
le migliaia di fogli
il fantoccio che dondola nell'aria.
Non sono questi i segni del miracolo:
« I vizi innaturali hanno per padre
il nostro eroismo. Le nostre virtù
ci sono imposte dai nostri impudenti delitti ».

Così, balbettava dalla City
l'Uomo di Gerontion
il gentleman in finanziera
dalle tempie scavate
risuscitando Cristo come tigre.

La forma che ti manca...
Scambiare la croce con la forca
non è dei poveri di spirito
ma di uomini assoldati da altre croci:
la runica
la svastica.

RAGIONI II

Come condanna mi pesi
giorno di marzo
eclisse dei miei giorni verdi
raffica che ha strappato la mia vela.
In cumuli di sassi
hai mutato i miei anni.

Giorno di marzo
lama della mente
iterato rintocco
che rammenta
il mio pane !fiele
l'acqua amara
e che il giogo che brucia
sul mio collo
durerà
durerà ancora
alto costo
di un prestito a usura.

Il fiocco, dici, la randa
la scotta lo strallo
puggiare e orzare.

Ma se Eolo dorme
e ti sovrasta la bonaccia
è a forza di remi
che puoi muovere la barca

ALLE FASTOSE CORTI

Sette segni
e trombe
e tuoni
e sigilli
e flagelli
partorì il Verbo.
Ma la creta fu sfaldata
da mani di artiglio
e bruciò come calce viva.
Non più forma:
e il gregge smarrì
l'erba dell'avvento
e le vacche ingrassarono
e ingrassarono i pascoli.
Ma il vento nuovo
bruciò il sale della terra.
Fu crapula
alle fastose corti
e succhiò alle radici della carestia.
Nell'oggi che ci annebbia
offriamo ai mistici Signori della guerra
agnelli da sgozzare,
bruciamo ceri, incensi, oboli
spremiamo oppio e canapa
strappiamo il salterio
mentre ai pulpiti fioriscono
sermoni di burla.
Con un piede sulla luna.

l vicari di Belzebù
lavorano al nuovo conio:
arbusti e tronchi,
umili piante,
alimentano il rogo
e il tam tam della fiamma
soffoca i gemiti.

« Domani, poi domani, poi domani ».

IL SOGNO

Fu solo nel sogno
Ch'io vidi il Redentore
Claudicava
Di cinabro il costato
E la frappe del manto
Occhi nell'inquietudine
Di leppa il volto
Disfatta la fronte
Urli e moccoli
Gli lanciavano le turbe.
Caddi bocconi:
se il credo è ipocrisia,
il pater odio
il salve intrigo
se avvocata nostra è l'iniquità
apri i kingstone del mondo
spezza i paramezzali alla terra.
È lui:
l'uomo è una realtà che muore...
e ansimava, piangeva, si dibatteva
nel ventre della disperazione.

Cani e gatti cadevano sul brolo
Crocchiavano le sue ossa
Piaveva sulle turbe moccolanti
Sulle croci,sulle tombe.sui ceppi,
sulle gore sui monti sui picchi
sull'angoscia del mondo.